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TED Talks - Amy Tan: La Creatività e il Processo Creativo

04.02.13

  14:04:08, da Alex   , 4286 parole  
Categorie: Video, Risorse, Ricerca

TED Talks - Amy Tan: La Creatività e il Processo Creativo

TED Talks - Amy Tan: La Creatività e il Processo Creativo

TED Talks - Amy Tan: La Creatività e il Processo Creativo

La nota scrittrice di romanzi Amy Tan, in questa interessante e coinvolgente video-presentazione tenuta al TED 2008, analizza a fondo il processo creativo e cerca indizi per spiegare come si è evoluto il suo.

Amy Tan: La Creatività e il Processo Creativo
( con sottotitoli in Italiano )

Trascrizione integrale del testo
Il valore di niente: dal niente nasce qualcosa. Questo era un tema che ho scritto quando avevo 11 anni e ho preso 6+. (Risata) Gli argomenti che discuterò sono il niente viene da qualcosa e come si crea. Cercherò di attenermi ai 18 minuti di tempo che ci hanno detto di non superare e di seguire i comandamenti di TED, anche se, a dir il vero, questa è un'esperienza di pre-morte, ma la pre-morte fa bene alla creatività. (Risata) Bene.

orrei anche spiegare perché Dave Eggers ha detto che mi avrebbe interrotto se avessi detto una bugia, o qualcosa di non vero in relazione alla creatività universale. E ho strutturato la mia presentazione in un certo modo per la metà del pubblico che è composto da scienziati. Quando dico noi, non mi riferisco per forza a voi, ma a me stessa, e al mio cervello di destra, al mio cervello di sinistra, e a quello che c'è fra questi due, cioè il censore che mi dice che quello che sto dicendo è sbagliato. Nella mia presentazione prenderò anche in esame ciò che penso sia parte del mio processo creativo, il che include parecchie cose che sono successe; a dire il vero il niente è cominciato anche prima del momento in cui ho iniziato a creare qualcosa di nuovo. E comprende la natura, e il nutrimento, e quelli che chiamo incubi.

Ora, per quanto riguarda la natura, dovremmo considerare se abbiamo o meno qualche dote congenita, magari nel nostro cervello, come un cromosoma anormale che provoca l'effetto musa. E qualcuno direbbe che questa dote con cui siamo nati si manifesta in altri modi e altri, tra i quali mia madre, direbbero che prendo il mio materiale da vite passate. Altri sono dell'opinione che la creatività potrebbe essere la funzione di qualche bizzarria neurologica, come la sindrome di van Gogh ad esempio, quando uno si sente un po' depresso o è un po' psicotico. Devo dire però che ho letto di recente che van Gogh non era per forza psicotico, ma potrebbe aver sofferto di crisi di epilessia del lobo temporale e che questo potrebbe aver causato il suo slancio di creatività. Suppongo che questa condizione abbia un effetto su qualche parte del cervello e vi dirò che io pure ho sofferto di crisi epilettiche del lobo temporale un po' di anni fa; questo è successo mentre stavo scrivendo il mio ultimo libro e qualcuno ha detto che quel libro è decisamente differente

Penso che all'inizio ci fosse anche in parte una crisi di identità sapete, chi sono, perché sono questa persona specifica, perché non sono di colore come tutti gli altri? E qualche volta hai delle doti, ma magari non sono il genere di doti che ti portano ad essere creativo. Una volta disegnavo. Pensavo di diventare un'artista. Avevo anche un barboncino in miniatura. E i miei disegni non erano male, ma non erano veramente creativi perché tutto quello che riuscivo veramente a fare era di rappresentare il cane solo in un modo. E ho il dubbio di averlo probabilmente copiato da un libro. E poi non brillavo veramente nel campo che dove volevo brillare, e sapete, guardo quei voti e non erano brutti, ma di certo non pronosticavano che un giorno mi sarei guadagnata da vivere sistemando le parole in maniera artistica.

Inoltre, uno dei principi di creatività è di aver sofferto un piccolo trauma da piccoli. E io ho avuto il classico trauma che penso abbia molta gente, e cioè ci si aspettava qualcosa da me. Questo pupazzo qui, per esempio, questo pupazzo qui era un giocattolo che mi avevano dato quando avevo appena nove anni e doveva aiutarmi a diventare un dottore fin da piccola. Tra le aspettative ce ne sono alcune che sono durate a lungo, dall'età dai 5 ai 15 anni, questa doveva essere la mia occupazione secondaria e mi ha portato a un senso di fallimento.

Ma a dir la verità, c'è stato qualcosa di molto reale nella mia vita che è accaduto quando avevo 14 anni. Hanno scoperto che mio fratello, nel 1967, e poi mio padre, sei mesi dopo, avevano un tumore al cervello. E mia madre credeva che qualcosa fosse andato storto, e aveva l'intenzione di capire cosa e mettere tutto a posto. Mio padre era un ministro battista e credeva nei miracoli, e credeva che la volontà di Dio sistemasse ogni cosa. Ma naturalmente sono morti, a 6 mesi di distanza. Dopo questo fatto, mia madre ha creduto che fosse colpa del destino, o di qualche maledizione e ha cercato fra tutte le ragioni nell'universo il perché potesse succedere qualcosa del genere. Ha cercato fra tutto, ad eccezione del caso. Non credeva nel caso. C'era una ragione per tutto. E credeva che una delle ragioni fosse che sua madre, la quale morì quando era molto giovane, fosse arrabbiata con lei. E così avevo questa idea di morte tutto intorno a me perché mia madre credeva anche che sarei stata la prossima, e che lei sarebbe stata la prossima. E quando si deve affrontare il prospetto della morte molto presto, si comincia a pensare molto a tutto. Si diventa molto creativi perché si deve sopravvivere.

Allora questo mi ha portato ai miei grandi interrogativi. E sono gli stessi che ho oggi. E sono i seguenti: perché le cose succedono, e come succedono? E la domanda che mia madre si è posta: come faccio a far accadere certe cose? Scrivere una storia è un modo meraviglioso di esplorare questi quesiti perché dopotutto, in quella struttura, tra pagina 1 e pagina 300, devi rispondere alla domanda del perché succede qualcosa e come succede, in che ordine succede e da cosa è influenzato. Come posso io, come narratore, come scrittore, influenzare gli eventi? Penso che questa sia una domanda che anche molti dei nostri scienziati si siano posti. E' una specie di cosmologia e ho dovuto sviluppare la cosmologia del mio universo come creatore di quell' universo.

Allora vedete, c'è un gran avanti e indietro nel cercare di far sì che succeda qualcosa, nel cercare di capire, molto spesso ci vogliono anni e anni. Allora quando penso alla creatività, penso anche che sia questo senso o questa incapacità di reprimere il mio volere vedere associazioni praticamente in tutto quello che succede. E ne ho trovate molte in tutto quello che è successo durante questa conferenza, ne ho trovate in quasi tutto quello che è successo.

E quindi userò l'associazione della meccanica quantistica come metafora; anche se non la capisco veramente, la voglio usare ugualmente per spiegare metaforicamente il processo creativo. Dunque, nella meccanica quantistica c'è l'energia oscura e la materia oscura ed è la stessa cosa di quando ci si interroga sul come succede quello che succede. Ci sono moltissime cose che non si conoscono e spesso non si sa di cosa si tratta, si capisce solo che manca qualcosa. Ma quando si fanno queste associazioni, si vuole farle convergere in una specie di sinergia nella storia e quello che si scopre è ciò che conta. Il significato. E questo è quello che cerco nel mio lavoro, un significato personale.

C'è anche il principio dell'incertezza, il quale fa parte della meccanica quantistica per quello che ne capisco. (Risata) E questo si verifica constantemente quando si scrive. E c'è il terribile e temuto effetto dell'osservatore, quando stai cercando qualcosa e le cose succedono simultaneamente e le guardi in modo diverso e stai cercando in realtà di trovare il tema della storia o di cosa tratta la storia. Ma se ti sforzi troppo, finisci per scrivere solo di cosa tratta la storia senza scoprire niente. E quello che avresti dovuto trovare, quello che speravi di trovare per serendipità, non c'è più. Ora non voglio ignorare l'altro aspetto di quello che succede nel nostro universo come hanno fatto molti scienziati. Farò dunque solo accenno alla teoria delle stringhe e diro' solamente che i creativi sono persone con molte dimensioni e che penso ci siano 11 livelli di ansia. (Risata) E operano tutti allo stesso momento.

C'è anche una grande questione di ambiguità che vorrei collegare a qualcosa chiamato la costante cosmologica e non sai chi sia l'operatore, ma un operatore c'è. E l'ambiguità per me è molto scomoda e c'è dell'ambiguità nella mia vita. Ambiguità morale. Ed è costantemente con me. Per esempio, questo è qualcosa che mi è successo di recente. Ho letto un articolo editoriale scritto da una donna che parlava della guerra in Iraq e diceva: "se salvi un uomo che sta per annegare, sei responsabile per lui per il resto della vita". Ha detto che era un proverbio cinese molto famoso. E allora questo significa che dato che siamo andati in Iraq, dovremmo anche rimanerci fino a quando la situazione non si sia risolta. Magari anche 100 anni. Ho trovato anche un altro proverbio che dice "salva un pesce che sta per annegare". E questo è quello che dicono i pescatori buddisti perché in teoria non potrebbero uccidere nessun essere vivente. Ma devono anche guadagnarsi da vivere e la gente ha bisogno di mangiare così razionalizzano la questione dicendo che salvano i pesci che stanno per annegare e sfortunatamente i pesci muoiono durante il salvataggio.

Ora quello che c'è racchiuso in entrambe queste metafore sull'annegamento, a dir la verità una di queste interpretazioni è di mia madre ed è un famoso proverbio cinese perché me l'ha detto lei: "salva un uomo che sta per annegare e sarai responsabile per lui per il resto della vita". Era un avvertimento: non immischiarti negli affari degli altri o potresti rimanere incastrata. Va bene, penso che se qualcuno stesse annegando davvero, mia madre lo salverebbe. In ogni caso, entrambi questi detti, salva un pesce che sta per annegare o salva un uomo che sta per annegare, hanno a che fare con le nostre intenzioni.

Tutti noi, durante la nostra vita, quando vediamo una certa situazione, abbiamo una risposta. E poi formuliamo dei propositi. C'è dell'ambiguità riguardo a quello che dovremmo fare e poi facciamo qualcosa. E i risultati potrebbero non corrispondere a quelli che erano i nostri propositi. Qualcosa potrebbe andare storto. E allora, in quel caso, quali sono le nostre responsabilità? Che cosa dovremmo fare? Ci rimaniamo per il resto della nostra vita, oppure facciamo qualcos'altro e ci giustifichiamo dicendo, beh, le mie intenzioni erano buone e di conseguenza non posso essere ritenuto il responsabile di tutto. Questo è il tipo di ambiguità che c'è nella mia vita la quale mi ha molto perturbato e mi ha spinto a scrivere un libro intitolato "Perché i pesci non affoghino".

Una volta che ho identificato il quesito, ne ho trovato esempi dappertutto. C'erano questi indizi ovunque. E comunque, da un certo punto di vista, sapevo che erano sempre esistiti. E quando scrivo, è così che succede. Trovo questi indizi, queste traccie e mi rendo conto che sono sempre stati ovvi, e allo stesso tempo non lo sono stati Quello di cui ho bisogno, in pratica, è un punto focale. E quando ho la domanda, quello è il mio punto focale. E tutte queste cose che sembrano disconnesse nella vita vengono sottoposte a questa domanda e quello che succede è che tutti quei particolari diventano rilevanti. E sembra che succeda sempre. Si finisce per pensare che ci sia una sorta di coincidenza, una serendipità attraverso la quale l'universo arriva in aiuto. Un'altra spiegazione potrebbe essere che una volta che si ha un punto focale e si comincia a prestare attenzione più spesso a queste coincidenze.

Si applica il metodo di cominciare a guardare tutto in connessione con le proprie tensioni. Tuo fratello è nei guai, lo aiuti? Perché sì, perché no? Potrebbe essere qualcosa magari di più serio, per esempio prima ho nominato i diritti civili in Birmania. Stavo pensando che non ci dovrei andare perché qualcuno ha detto che se ci vado, sembra che approvi il regime militare birmano. Ma dopo un po', mi sono dovuta porre la domanda: "Perché ci appropriamo di conoscenze e assunzioni che altri chi hanno dato?" Questa era la stessa sensazione che ho sempre avuto nel crescere, quando sentivo tutte queste regole di condotta morale da mio padre che era un ministro battista. Così ho deciso di andare in Birmania perché era quello che volevo io. Non sapevo se ci fossi andata cosa ne sarebbe stato della mia visita se avessi scritto un libro e avrei dovuto semplicemente affrontare la questione più tardi, quando fosse arrivata l'ora.

Ci preoccupiamo tutti di quello che vediamo nel mondo di cui siamo coscienti. Giungiamo a questo punto e ci chiediamo cosa dobbiamo fare individualmente. Non possiamo andare tutti in Africa o a lavorare negli ospedali, allora perché abbiamo questa reazione morale, questa sensazione? Penso anche che una delle cose più gravi che sta accadendo e di cui abbiamo parlato oggi sia il genocidio. Questo porta alla domanda, quando penso a tutte queste cose che sono moralmente ambigue e scomode e cerco di capire quali dovrebbero essere i miei propositi, mi rendo conto che ritorno alla domanda di identità che avevo da bambina: perché sono qui, che significato ha la mia vita, e qual è il mio posto nell'universo?

Sembra così ovvio e eppure non lo è. Da un certo punto di vista, a nessuno piace questa ambiguità morale, e allo stesso tempo è assolutamente necessaria. Quando scrivo una storia, comincio da questa domanda. Qualche volta mi sembra che l'universo mi venga in aiuto. Mia madre direbbe che sono stata aiutata dal fantasma di mia nonna fin dal primo libro perché a quanto pare sapevo cose che non avrei dovuto sapere. Invece di scrivere che mia nonna era morta accidentalmente a causa di un overdose di opium mentre si stava divertendo un pochino troppo, in realtà ho scritto che si è suicidata, che è proprio quello che è successo. E mia madre ha deciso che questa informazione deve essere arrivata da mia nonna.

Ci sono altre cose alquanto misteriose di come mi arrivano le informazioni che mi servono quando scrivo un libro. In quest'altro caso, stavo scrivendo una storia che includeva dei dettagli riguardanti un periodo storico e una località specifica. E avevo bisogno di trovare qualcosa che corrispondesse storicamente a questi particolari. Ho preso in mano questo libro e ho trovato lo scenario e il periodo perfetti sulla prima pagina alla quale ho aperto il libro. E il tipo di personaggio di cui avevo bisogno era parte della rivolta di Taiping che ebbe luogo nella località vicino a Qualin, fuori da Qualin, un personaggio che credeva di essere il figlio di Dio.

Uno si chiede, queste cose succedono per caso? E allora, che cos'è il caso? Che cos'è la sorte? Che cos'è la fortuna? Che cos'è che viene dall'universo e che non si riesce a spiegare? E anche questo diventa parte della storia. Questo è tutto ciò a cui penso di giorno in giorno, specialmente quando succede qualcosa di positivo, ma in particolare quando succede qualcosa di brutto. Credo comunque che ci sia una specie di serendipidità, e voglio sapere da quali elementi sia formata perché voglio ringraziarli e anche trovarli nella mia vita perché, come ho già detto, quando ne sono consapevole, ne trovo di più.

Un altro incontro fortuito è stato una volta che sono andata in un posto, ero con degli amici e per caso siamo andati in macchina in un posto differente, e siamo finiti in una località non turistica, un paese bellissimo, intatto. E ci siamo incamminati lungo le tre valli oltre al paese. Nella terza valle c'era qualcosa di molto misterioso e minaccioso e mi sono sentita a disagio. E proprio allora ho capito che quella valle doveva diventare lo sfondo del mio libro. E mentre scrivevo una delle scene che aveva luogo in quella terza valle per una qualche ragione stavo scrivendo di tumuli, mucchi di pietre, che un uomo stava costruendo. E non so esattamente perché, ma era così vivido. Mi sono bloccata e un'amica mi ha chiesto se volevo andare a fare una passeggiata con i suoi cani e le ho risposto di si'. Circa 45 minuti dopo, mentre camminavo sulla spiaggia, mi sono ritrovata di fronte a questa scena. C'era un uomo, un cinese, e stava impilando queste cose, non con la colla, non usava niente. E gli ho chiesto com'era possibile che la pila stesse su. E lui mi ha detto: "Beh, credo che per tutto nella vita ci sia un equilibrio". E quello era esattamente il significato della mia storia a quel punto. Ho moltissimi esempi, esempi come questo quando sto scrivendo una storia, cose che non posso spiegare. E' perché avevo il filtro che trovo una grande coincidenza quando scrivo di queste cose? Oppure è una sorta di serendipidità che non possiamo spiegare, come la costante cosmologica?

Un'altra cosa importante alle quale penso sono gli incidenti. Come dicevo, mia madre non credeva al caso. Qual è la natura degli incidenti? E come possiamo capire quali siano le responsabilità e le cause al di fuori di un tribunale? Ho fatto questa esperienza in prima persona quando sono andata a Dong, un bellissimo paese in Guizhou, la provincia più povera della Cina. Ho visto questo posto bellissimo. Sapevo che volevo ritornarci. E ne ho avuto l'opportunità quando il National Geographic mi ha chiesto se volevo scrivere qualcosa sulla Cina. Ho accettato, ho chiesto di scrivere di questo paese, dove vivono i Singing, una minoranza. E loro erano d'accordo. Ma nel lasso di tempo tra la mia prima e seconda visita, c'è stato un terribile incidente. Un uomo, un anziano, si è addormentato e la sua coperta è caduta nello scaldaletto che lo teneva caldo. 60 case sono state distrutte, 40 danneggiate. La sua famiglia è stata ritenuta responsabile. I figli dell'anziano sono stati banditi e costretti a vivere a tre chilometri di distanza, in una stalla per le mucche. Naturalmente, da occidentali, pensiamo: "Beh, non è giusto. E' stato un incidente. Questo è il figlio, non è il padre".

E quando racconto una storia, devo abbandonare questo genere di convinzioni. Ci vuole un po', ma devo lasciarle e andare là, e essere là. E così sono stata là in tre occasioni, in stagioni differenti. E ho cominciato a sentire che c'era qualcosa di diverso nella storia e in quello che era accaduto prima, la natura della vita in un paese molto povero, e quelle che consideri le tue gioie, i tuoi riti, tradizioni e connessioni con le altre famiglie. E ho capito che la questione della responsabilità era giusta in un certo modo. Sono anche riuscita a scoprire la cerimonia che usavano, una cerimonia che non avevano usato in 29 anni. Consisteva nel mandare alcuni uomini, un maestro di Feng Shui mandava alcuni uomini negli inferi su cavalli fantasma. Ora voi, come occidentali, ed io, come occidentale, diremmo che questa non è che superstizione. Ma dopo essere stata là per un po' e avendo visto tutte le cose strabilianti che sono successe, si comincia a chiedersi quali credenze siano operative nel mondo e determinino come succede quello che succede.

Così sono rimasta in questo paese e più scrivevo la loro storia, più assorbivo le loro convinzioni e penso che sia importante per me adottare queste credenze perché è così che la storia diventa reale ed è così che posso trovare le risposte di come mi sento riguardo a certe questioni nella mia vita. Gli anni passano e naturalmente lo scrivere non succede istantaneamente come sto cercando di spiegarlo a voi qui a TED. Il libro viene e va. Quando è finito, non è più il mio libro. E' nelle mani dei lettori che lo interpretano in modo differente. Ma voglio ritornare alla domanda di come creo qualcosa dal niente e di come creo la mia vita.

E penso che sia ponendomi delle domande e dicendo a me stessa che non ci sono verità assolute. Credo nei particolari, i particolari di una storia e nel passato, i particolari di quel passato e a quello che sta accadendo nella storia in quel punto. Credo anche che attraverso i miei pensieri, i miei pensieri sulla fortuna, il destino, le coincidenze, gli incidenti, la volontà di Dio e la sincronia di forze misteriose arrivero' a qualche nozione di cos'è la creatività e di come creiamo. Devo pensare al mio ruolo, a dove sono nell'universo e se qualcuno ha voluto che fossi come sono oppure sono diventata io come sono? Ho anche scoperto che se si immagina completamente e si diventa quello che si è immaginato, si riesce a trovare nel mondo reale quello della finzione. Ed è così che trovo frammenti di verità', non la verità assoluta o la verità nella sua interezza. E questi frammenti si possono trovare in tutte le possibilità, incluse quelle che non ho mai preso in considerazione.

Di conseguenza, non ci sono mai delle risposte complete o piuttosto, se c'è una risposta, è che devo ricordarmi che c'è incertezza in tutto. E questo è un bene perché così scoprirò qualcosa di nuovo. E se posso darvi una risposta più completa, anche se parziale, è semplicemente di immaginare. Immaginare significa calarmi in una storia fino a quando c'è trasparenza fra me e la storia che sto creando.

Ed è così che ho scoperto che se sento quello che c'è nella storia, in una storia, allora penso che mi sono avvicinata più che potevo a capire quellla che è la compassione, a sentire quella compassione. Perché tutto nella questione del perché succede quel che succede ha a che fare con la compassione. Devo diventare la storia per capirne la maggior parte. Siamo arrivati alla fine della presentazione and rivelerò quello che c'è nella borsa, è la musa ed è tutte le cose che trasformano le nostre vite, tutte le cose meravigliose che rimangono con noi. Eccola. Grazie mille! (Applauso)

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38° M.Jakubowski progetta Macchine open source

39° H.Fineberg: Siamo pronti per la Neo-evoluzione?

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42° Hong: Automobili per conducenti non vedenti

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