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TED Talks - Clay Shirky: Perché SOPA è una cattiva Idea

26.01.12

  13:36:45, da Alex   , 2703 parole  
Categorie: Servizi, Video, Ricerca

TED Talks - Clay Shirky: Perché SOPA è una cattiva Idea

TED Talks - Clay Shirky: Perché SOPA è una cattiva Idea

In questa interessante video-presentazione tenuta al recente TED, il professore e ricercatore Clay Shirky esperto di social network e effetti sociali ed economici delle tecnologie Internet, illustra alla platea cosa significa un progetto di legge come PIPA e SOPA per il nostro mondo di scambio e condivisione digitale.

Davanti alla platea di TED, Clay Shirky lancia un vero e proprio manifesto, un appello a difendere la nostra libertà di creare, discutere, linkare e condividere, invece di consumare passivamente.

TED Talks - Clay Shirky: Perché SOPA è una cattiva Idea
( con sottotitoli in Italiano )

Trascrizione integrale del testo :
Comincerò da qui. Questo è un cartello scritto a mano comparso in una pasticceria a conduzione familiare nel mio vecchio quartiere a Brooklyn qualche anno fa. Il negozio possedeva una di queste macchine che possono stampare su pasta di zucchero. E i ragazzi potevano portare i loro disegni e farli stampare su una pasta di zucchero per decorare la loro torta di compleanno.

natamente, una delle cose che ai bambini piaceva disegnare erano i personaggi dei cartoni. A loro piaceva disegnare la Sirenetta, disegnare un puffo, o disegnare Topolino. Ma è risultato essere illegale stampare su una pasta di zucchero il disegno di Topolino fatto da un bambino. Ed è una violazione del copyright. E controllare le violazioni del copyright delle torte di compleanno dei bambini era talmente una scocciatura che la College Bakery ha detto, "Sapete cosa? Ci tiriamo fuori da questo business. Se siete dei dilettanti, non avrete più accesso ai nostri macchinari. Se volete una torta di compleanno stampata, dovete usare una delle immagini standard -- solo per professionisti."

Allora, in questo momento ci sono due disegni di legge al Congresso. Uno si chiama SOPA, l'altro si chiama PIPA. SOPA sta per Stop Online Piracy Act [Legge per Fermare la Pirateria Online]. Viene dal Senato. PIPA è la contrazione di PROTECTIP, che a sua volta è la contrazione di "Prevenzione della minaccia online alla creatività economica e furto della proprietà intellettuale" -- perché gli assistenti legislativi che li hanno battezzati hanno un sacco di tempo da perdere. E quello che SOPA e PIPA vogliono fare è questo: vogliono alzare il costo del rispetto delle norme sul diritto d'autore a tal punto che la gente smetterà da sola di offrire questo tipo di risorse agli amatori.

Il modo in cui propongono di fare ciò è tramite l'identificazione di siti che sostanzialmente infrangono le norme sul diritto d'autore -- nonostante il modo per identificare questi siti non sia mai interamente specificato nei disegni di legge -- e poi vogliono rimuoverli dal sistema dei nomi di dominio. Vogliono eliminarli dal sistema dei nomi di dominio. Il sistema dei nomi di dominio è quella cosa che trasforma nomi leggibili, come Google.com, in quel tipo di indirizzi riconosciuti dalle macchine -- 74.125.226.212.

Il problema di questo modello di censura, incentrato sull'identificazione di un sito, per poi tentare di rimuoverlo dal sistema dei nomi di dominio, è che non funzionerà. E si penserebbe che questo sia un problema abbastanza serio per una legge, ma il Congresso sembra non preoccuparsene troppo. Il motivo per cui non funzionerà è che potete sempre digitare 74.125.226.212 nel browser o potete trasformarlo in un link cliccabile e andrete comunque su Google. Quindi il livello di controllo del problema diventa la vera minaccia del disegno di legge.

Per capire come il Congresso sia arrivato a scrivere un disegno che non realizzerà gli obiettivi prefissati, ma causerà tanti dannosi effetti collaterali, dovete capire un po' del suo retroscena. Ed il retroscena è questo: SOPA e PIPA sono proposte di legge preparate in gran parte da aziende del settore media nate nel 20° secolo. Il 20° secolo è stato un grande periodo per le aziende del settore media, perché ciò che le avvantaggiava era la scarsità. Se facevano un programma televisivo, non doveva essere migliore di tutti i programmi TV che fossero mai stati fatti; doveva solo essere migliore degli altri due programmi che venivano trasmessi allo stesso momento -- il che vuol dire una soglia molto bassa di difficoltà competitiva. Questo a sua volta significava che se presentavano dei contenuti di media qualità si accaparravano gratuitamente un terzo del pubblico americano -- decine di milioni di utenti solo facendo qualcosa non del tutto scadente. È come avere la licenza per stampare banconote e un barile di inchiostro gratis.

Ma la tecnologia progredì, come suo solito. E piano piano, alla fine del 20° secolo, quella scarsità cominciò ad essere erosa -- e non intendo dalla tecnologia digitale; intendo dalla tecnologia analogica. Le audiocassette, i videoregistratori a cassetta, anche la semplice fotocopiatrice, crearono nuove opportunità per noi utenti e comportamenti che scioccarono il il settore dei media. Perché in fin dei conti non siamo veramente dei pantofolai. Non è che ci piaccia proprio solo consumare. Ci piace consumare, ma ogni volta che è uscito uno di questi nuovi strumenti si è scoperto che ci piace anche produrre e ci piace condividere. E questo fece infuriare le aziende mediatiche -- le fece infuriare ogni volta. Jack Valenti, che fu il capo dei lobbisti per la Motion Picture Association of America, una volta paragonò il feroce videoregistratore a Jack lo Squartatore e la povera, indifesa Hollywood ad una donna sola a casa. Questo era il suo livello di retorica.

Così l'industria dei media implorò, insistette, richiese che il Congresso facesse qualcosa. E il Congresso fece qualcosa. Nei primi anni '90 il Congresso varò una legge che cambiò tutto. E quella legge fu chiamata Audio Home Recording Act [Legge sulla registrazione domestica] del 1992. Quello che l'Audio Home Recording Act del 1992 diceva era, sentite, se la gente registra roba alla radio e poi ne fa dei mixtape per gli amici, questo non è un crimine. Va bene. Registrare e mixare e condividere con gli amici va bene. Se fate una gran quantità di copie di alta qualità e le vendete, questo non va bene. Ma questo business della registrazione, va bene, lasciamolo stare. E pensarono di avere chiarito il problema, in quanto avevano stabilito una chiara distinzione tra la copia legale e quella illegale.

Ma non era quello che il settore dei media voleva. Avrebbero voluto che il Congresso proibisse la copia, punto e basta. Quando l'Audio Home Recording Act del 1992 venne approvato, il settore dei media abbandonò l'idea della distinzione tra copia legale e illegale perché era chiaro che se il Congresso operava sulla base di questo distinguo, avrebbe anche potuto incrementare i diritti dei cittadini a partecipare al nostro ambiente mediatico. Allora passarono al piano B. Ci volle un po' di tempo per formulare il piano B.

Il piano B apparve nella sua prima forma vera e propria nel 1998 -- una cosa chiamata Digital Millennium Copyright Act. Era una norma di legge complicata, molte parti mobili. Ma il significato più importante del DMCA era che fosse legale vendervi del materiale digitale non copiabile -- solo che il materiale digitale non copiabile non esiste proprio. Sarebbe, come disse una volta Ed Felton, "Come distribuire acqua non bagnata." I bit sono copiabili. È quello che fanno i computer. È un effetto collaterale del loro normale funzionamento.

Quindi per poter simulare la capacità di vendere bit non copiabili, il DMCA rese anche legale obbligarci ad usare sistemi che limitassero le funzioni di copia dei nostri apparecchi. Tutti i lettori DVD e le console e le televisioni e i computer che portavate a casa -- non importa cosa pensavate di comprare -- potevano essere "rotti" dall'industria dei contenuti, se questa voleva imporlo come condizione per vendervi il contenuto. E per essere sicuri che non ve ne rendeste conto, o che non attivaste le loro funzioni di strumenti informatici multiuso, rese illegale anche resettare la copiabilità del contenuto. Il DMCA segna il momento in cui l'industria dei media abbandonò il sistema legale che distingue tra copia legale e illegale e semplicemente tentò di prevenire la copia attraverso mezzi tecnici.

Ora il DMCA produsse, e sta continuando a produrre, tanti effetti complicati, ma in questo ambito particolare, quello del limitare la condivisione, non ha funzionato quasi per niente. E la ragione principale per cui non ha funzionato è che Internet si è rivelato essere molto più popolare e di gran lunga più potente di quanto si potesse immaginare. I mixtape, i fanzine, non erano niente rispetto a quello che vediamo ora con Internet. Siamo in un mondo nel quale la maggior parte dei cittadini americani sopra i 12 anni condivide cose online. Condividiamo testi, condividiamo immagini, condividiamo audio, condividiamo video. Parte di quello che condividiamo sono cose che abbiamo fatto noi. Parte di quello che condividiamo sono cose che abbiamo trovato. Parte di quello che condividiamo sono cose che abbiamo fatto noi da cose che abbiamo trovato, e tutto questo terrorizza quelle industrie.

Quindi PIPA e SOPA rappresentano il secondo round. Ma mentre il DMCA era chirurgico: vogliamo entrare nel vostro computer, vogliamo entrare nella vostra televisione, nella vostra console, e impedire a questi apparecchi di fare quello che i negozi vi hanno detto che potevano fare -- PIPA e SOPA sono nucleari, e dicono: vogliamo andare ovunque nel mondo e censurare i contenuti. Come dicevo, il meccanismo per fare questo, è quello di eliminare chiunque punti a questi indirizzi IP. Bisogna toglierli dai motori di ricerca, bisogna toglierli dalle directory online, bisogna toglierli dalle liste degli utenti. E dato che i più grandi produttori di contenuti su Internet non sono Google e Yahoo, siamo noi, noi siamo le persone da sorvegliare. Perché alla fine, la vera minaccia all'attuazione di PIPA e SOPA è la nostra abilità di condividere le cose tra noi.

Quello che PIPA e SOPA rischiano di fare è prendere una massima legale vecchia di secoli "innocente fino a prova contraria", e ribaltarla -- "colpevole fino a prova contraria". Non potete condividere finché non ci dimostrate che non state condividendo cose che non ci piacciono. Improvvisamente, l'onere della prova di legalità rispetto all'illegalità ricade su di noi e sui servizi che potrebbero offrirci nuove possibilità. E se sorvegliare un utente costa anche solo un centesimo, questo distruggerà un servizio con un centinaio di milioni di utenti.

Questo è l'Internet che hanno in mente. Immaginate questo cartello ovunque -- però immaginate che non dica College Bakery, bensì YouTube e Facebook e Twitter. Immaginate che dica TED, perché i commenti non si possono sorvegliare a nessun costo accettabile. I veri effetti di SOPA e PIPA saranno diversi dagli effetti proposti. La minaccia, di fatto, è questa inversione dell'onere della prova, dove improvvisamente veniamo tutti trattati come ladri ogniqualvolta ci viene data la possibilità di creare, produrre o condividere. E coloro che ci forniscono queste capacità -- i vari YouTube, i Facebook, i Twitter e i TED -- saranno costretti a vigilare su di noi, per non essere sospettati di complicità nella violazione.

Ci sono due cose che potete fare per aiutare a fermare tutto questo -- una cosa semplice e una cosa complicata, una cosa facile e una cosa difficile. La cosa semplice, la cosa facile, è questa: se siete cittadini americani, chiamate il vostro rappresentante parlamentare, chiamate il vostro senatore. Se guardate la gente che ha co-firmato il disegno di legge SOPA, coloro che hanno co-firmato PIPA, noterete che hanno ricevuto cumulativamente milioni e milioni di dollari dall'industria dei media tradizionali. Voi non avete milioni e milioni di dollari, ma potete chiamare i vostri rappresentanti parlamentari, e potete ricordare loro che votate, e potete chiedere di non essere trattati come ladri, e potete suggerire che preferireste che Internet non venisse distrutto.

E se non siete cittadini americani, potete contattare i cittadini americani che conoscete e incoraggiarli a fare lo stesso. Perché questo sembra essere un problema nazionale, ma non lo è. Queste industrie non si accontenteranno di distruggere il nostro Internet. Se lo distruggono, lo distruggeranno per tutti quanti. Questa è la cosa facile. Questa è la cosa semplice.

La cosa difficile è: preparatevi, perché non è finita qui. SOPA è semplicemente un ritorno di COICA, che è stata proposta l'anno scorso, e che non è passata. E tutto questo deriva dal fallimento del DMCA di impedire la condivisione con mezzi tecnici. E il DMCA deriva dall'Audio Home Recording Act, che aveva terrorizzato quelle industrie. Perché insinuare prima che qualcuno stia infrangendo la legge e poi raccogliere le prove necessarie a provarlo, in fin dei conti è veramente un gran fastidio. "Preferiremmo non farlo", dice l'industria dei contenuti. E quello che vogliono è di non doverlo fare. Non vogliono distinzioni legali tra condivisione legale e illegale. Vogliono solo che la condivisione sparisca.

PIPA e SOPA non sono delle bizzarrie, non sono anomalie, non sono eventi. Rappresentano la prossima fase, un ulteriore giro di vite, se vogliamo, ad una situazione che dura da 20 anni. E se sconfiggiamo queste due, come spero faremo, non finisce qui. Perché finché non convinciamo il Congresso che il modo per trattare la violazione del diritto d'autore è lo stesso con cui si è trattata la violazione del diritto d'autore di Napster e YouTube, ossia, di istituire un processo con presentazione di tutte le prove discussione dei fatti e irrogazione di sanzioni, come si fa nelle società democratiche. Quello è il modo di trattare questa situazione.

Nel frattempo, la cosa difficile da fare è prepararsi. Perché questo è il vero messaggio di PIPA e SOPA. Time Warner ha chiamato e ci vuole tutti di nuovo sul divano, a consumare e basta -- non a produrre, a condividere -- e noi dovremmo dire, "No."

Grazie.

(Applausi)

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