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TED Talks - Kristina Gjerde: Leggi per Acque Internazionali

11.12.10

  09:24:47, da Alex   , 2833 parole  
Categorie: Servizi, Video, Ricerca

TED Talks - Kristina Gjerde: Leggi per Acque Internazionali

TED Talks - Kristina Gjerde: Leggi per Acque Internazionali

Kristina Gjerde studia il Diritto delle acque internazionali, e ci ricorda qualcosa di cui pochi sono consapevoli: il 64% dei nostri oceani non sono protetti da alcuna legge nazionale.

In questa interessante video-presentazione tenuta al recente TED, ci mostra delle splendide immagini di mondi nascosti che Kristina e altri studiosi di Diritto internazionale stanno cercando di proteggere dalla pesca a strascico e dallo scarico dei rifiuti attraverso la creazione di regolamentazioni appropriate e una buona dose di Pubbliche Relazioni.

TED Talks - Kristina Gjerde: Leggi per Acque Internazionali
(con sottotitoli in Italiano)

Trascrizione integrale del testo
Oggi voglio portarvi in viaggio in un luogo talmente profondo, scuro e inesplorato, che ne conosciamo meno del lato oscuro della luna. E' un luogo di miti e leggende. Un luogo segnato su mappe antiche quali "Qui sono i mostri". E' un luogo da cui ogni nuova spedizione ci porta nuove scoperte di creature talmente meravigliose e insolite che i nostri antenati avrebbero indubbiamente considerato mostruose. E invece, mi rende verde dall'invidia il fatto che i miei colleghi di IUCN abbiano compiuto questo viaggio tra i monti sottomarini del Madagascar del sud per scattare fotografie e per osservare queste splendide creature degli abissi.

rlando delle acque internazionali. "Acque internazionali' è un termine legale, ma in realtà si riferisce al 50% del pianeta. Con una profondità oceanica media di 4.000 metri le acque internazionali coprono e costituiscono quasi il 90% dell'habitat della vita del nostro pianeta. In teoria, sono i beni comuni globali, che appartengono a tutti noi, ma che in realtà sono gestiti da e a vantaggio di coloro che hanno le risorse per andare a sfuttarli. Oggi faremo un viaggio per far luce su alcuni dei miti e delle leggende ormai superati, e sugli stereotipi che hanno tenuto noi, i veri interessati al destino degli oceani, nella totale oscurità. Attraverseremo alcuni di quei luoghi incredibili che abbiamo scoperto negli ultimi anni per mostrare perché dobbiamo prendercene cura. Infine cercheremo di trovare una nuova prospettiva pionieristica sulle leggi delle acque internazionali incentrata sulla tutela del bacino oceanico ma che si inquadri in una serie di norme globali di precauzione e di rispetto.

Ecco un'immagine delle acque internazionali viste dall'alto, la zona in blu scuro. Io, avvocato internazionale, sono più terrorizzata da questo che dagli altri mostri marini che abbiamo visto, perché smentisce l'idea che l'oceano si può effettivamente proteggere. Quell'oceano globale, che ci fornisce le riserve di carbonio, di calore, di ossigeno, se solo riuscissimo a proteggerne il 36%. E' questo il vero cuore del pianeta. Alcuni dei problemi che affrontiamo sono legati al fatto che le leggi internazionali correnti - per esempio quelle sui trasporti - offrono maggior protezione alle zone più vicine alla costa. Prendiamo lo smaltimento dei rifiuti, qualcosa che, per noi, semplicemente sparisce, ma le leggi che regolano lo scarico dei rifiuti delle navi si indeboliscono con l'allontanamento dalla costa. Il risultato sono zone di rifiuti grandi due volte il Texas. Da non crederci. Prima pensavamo che la soluzione all'inquinamento fosse la diluizione ma ora la situazione è cambiata.

Quello che abbiamo appreso dai sociologi e dagli economisti quali Elinor Ostrom, che studiano il fenomeno della gestione dei beni comuni su scala locale, è che esistono alcuni prerequisiti che si possono applicare per riuscire a gestire e avere accesso a spazi aperti per il bene di tutti. Tra questi troviamo un senso di responsabilità condivisa, e norme comuni che creano tra le persone un senso di comunità. Accesso condizionato: puoi invitare la gente a entrare, ma questa deve saper rispettare le regole. Ovviamente, se vuoi che la gente applichi le regole, devi avere un sistema efficace di monitoraggio e di imposizione delle regole, perché abbiamo capito che ti puoi fidare ma devi anche verificare.

Ciò che vorrei inoltre comunicare è che non tutto quello che vediamo nei mari aperti è grigio e senza speranza. Grazie a un gruppo di individui molto dedicati - scienziati, ambientalisti, fotografi e stati - si è riusciti a mutare una traiettoria molto tragica che stava distruggendo i fragili paesaggi marini come questo giardino di coralli che vedete nell'immagine. Siamo in grado di salvarlo da un destino di pesca a strascico di alta profondità. E come ci siamo riusciti? Come ho detto, un gruppo di fotografi, a bordo di quelle imbarcazioni, ha fotografato le attività che vi si svolgevano. Ma abbiamo passato anche molte ore nei seminterrati delle Nazioni Unite a cercare di lavorare con i governi e far loro capire cosa accadeva, talmente lontano da terra, che pochi di noi avevano mai immaginato potesse esistere sotto forma di queste creature.

Ed entro 3 anni, dal 2003 al 2006, siamo riusciti a far approvare la normativa che ha effettivamente cambiato il paradigma secondo cui agivano i pescatori dei pescherecci a strascico d'alta profondità. Invece del 'vai dove vuoi, fai quello che vuoi' abbiamo creato una serie di regole che richiedevano un iniziale accertamento di dove si dirigessero e l'obbligo di prevenire danni significativi. Nel 2009, la revisione dei progressi delle NU ha scoperto che quasi 100 milioni di km quadrati di fondale marino erano stati protetti. Questo non significa avere in mano la soluzione finale, o che in tal modo si garantisca una protezione permanente, ma ciò che significa è che un gruppo di individui può dar vita a una comunità che può efficacemente influenzare il modo di governare le acque internazionali per creare una nuova regolamentazione. Quindi io sono ottimista sulle oppurtunità di creare una prospettiva realmente blu per questo magnifico pianeta. Il desiderio di Sylvia ci fornisce la leva, l'accesso al cuore degli esseri umani, potremmo dire, che raramente hanno visto luoghi al di là del proprio naso, ma ora speriamo si interessino al ciclo completo della vita di creature come le tartarughe marine, che vivono quasi tutto il tempo in acque internazionali.

Oggi viaggeremo attraverso un piccolo campione di alcune di queste zone speciali perché possiate assaporare le ricchezze e le meraviglie che contengono. Il Mar dei Sargassi, per esempio, non è un mare definito dalla costa, ma dalle correnti oceaniche che contengono e racchiudono questa ricchezza dell'alga del sargasso che cresce e si aggrega qui. E' noto anche come zona riproduttiva delle anguille dei fiumi del Nord Europa e del Nord America, il cui numero è in tale diminuzione che a Stoccolma non se ne vedono più. Se ne sono viste 5 nel Regno Unito recentemente.

Ma il Mar dei Sargassi, come aggrega le alghe del sargasso sta anche attirando la plastica di tutta la zona. Questa foto non mostra esattamente la plastica che vorrei mostrarvi, perché non ci sono andata di persona. Ma uno studio recente pubblicato in febbraio ha mostrato che ci sono 200.000 pezzi di plastica per km quadrato che galleggiano sulla superficie del Mar dei Sargassi, e che ciò influenza l'habitat di molte specie nello stadio giovanile che arrivano nei Sargassi per trovare protezione e cibo. Il Mar dei Sargassi è anche un luogo meraviglioso per l'aggregazione di questa specie unica che si è sviluppata per imitare l'habitat del sargasso. Offre inoltre un habitat speciale a questi pesci volanti che vi depongono le uova. Ma ciò che vorrei trarre da questa foto è la grande opportunità che abbiamo di lanciare un'iniziativa globale di salvaguardia. Il governo delle Bermuda ha riconosciuto la necessità e la propria responsabilità di includere parte del Mar dei Sargassi all'interno della propria giurisdizione nazionale - ma la maggior parte ne resta fuori - per aiutare a dar vita a un movimento che riesca a proteggere questa area vitale.

Spostiamoci ora in un luogo un po' piu' fresco di dove siamo ora, il Mare di Ross nell'Oceano Australe. Si tratta in realtà di una baia, ma si considerano acque internazionali perché il continente è al di là di pretese territoriali, e ciò che vi si trova appartiene alle acque internazionali. Ma ciò che rende importante il Mare di Ross è la vasta banchisa di ghiaccio che in primavera e in estate offre grandi quantità di fitoplancton e krill e sostiene ciò che, fino a poco fa, è stato un ecosistema sotto costa virtualmente intatto. Sfortunatamente la CAMLAR, la commissione regionale responsabile di salvaguardare e gestire le scorte di pesce e di altre risorse marine viventi sta iniziando a cedere agli interessi dell'industria ittica e ha autorizzato l'espansione dell'industria dell'austromerluzzo in quella zona. Il capitano di un vascello neozelandese che si trovava in quella zona di recente ha riportanto un forte declino nel numero di orche del Mare di Ross, le quali dipendono direttamente dall'austromerluzzo come fonte primaria di cibo. Quindi dobbiamo farci sentire in modo deciso, singolarmente e in gruppo per spingere i governi e le gestioni delle industrie ittiche regionali a dichiarare il nostro diritto di impedire la pesca in alcune aree delle acque internazionali, in modo che libertà di pesca non significhi più libertà di pescare ovunque e in ogni momento.

Avviciniamoci a dove siamo noi, il Costa Rica Dome, una zona scoperta di recente, virtualmente habitat della balenottera azzura per tutto l'anno. Vi si trova cibo sufficiente per l'estate e per l'inverno. Ciò che è particolare del Costa Rica Dome è che non si tratta di un luogo fisso. E' un fenomeno oceanografico che si sposta nel tempo e nello spazio su base stagionale. E infatti non è sempre in acque internazionali. Non è fisso nelle zone economiche esclusive di questi 5 paesi dell'America Centrale, ma si sposta con le stagioni. Come tale, ci sfida a proteggerlo, e a proteggere le specie che si spostano con lui. Possiamo usale le stesse tecnologie pescatori per identificare dove si trovano le specie, per chiudere la zona quando è maggiormente vulnerabile, cosa che, in alcuni casi, può durare tutto l'anno.

Tornando verso la costa, dove siamo noi, questa è un'immagine scattata nelle Galapagos. Molte specie si dirigono verso questa regione, ed è questa la ragione del forte interesse per la salvaguardia del paesaggio marino del Pacifico Tropicale Orientale. Questa è l'iniziativa coordinata da Conservation International insieme a una serie di partner e di governi per cercare di creare un regime di gestione integrata che copra questa zona. Si tratta di uno splendido esempio di dove si possa arrivare grazie a una vera iniziativa regionale. Si offre protezione a 5 siti del Patrimonio Mondiale. Purtroppo, la Convenzione per il Patrimonio Mondiale non riconosce il bisogno di proteggere zone che vanno al di là della giurisdizione nazionale, al momento. E quindi, un sito come il Costa Rica Dome tecnicamente non è qualificabile nei periodi in cui si trova in acque internazionali. Quello che abbiamo suggerito noi è di rettificare la Convenzione per il Patrimonio Mondiale in modo che possa includere e dichiarare l'urgenza di una protezione universale di questi siti, oppure di cambiare la dicitura e chiamarla la Convenzione per il Patrimonio di 'Mezzo Mondo'. Ma sappiamo anche che specie come questa tartarughe marine non rimangono fisse nel Pacifico Tropicale Orientale. loro si dirigono verso un ampio gorgo nel Pacifico Meridionale dove passano la maggior parte del tempo e spesso finiscono adescate in questo modo oppure come pesca involontaria.

Quindi suggerirei caldamente di ampliare gli orizzonti. Dobbiamo operare localmente ma dobbiamo anche operare nel bacino oceanico. Ora abbiamo i mezzi e le tecnologie che ci permettono di far partire un'iniziativa che si rivolga al bacino oceanico. Conosciamo il Progetto di Marcatura dei Predatori del Pacifico, uno dei 17 progetti del Censimento della Vita Marina, che ci ha fornito dati come questi, sulle minuscole berte grigie, che considerano l'intero bacino oceanico la propria dimora. In volo percorrono 65.000 km in meno di un anno. Dunque i mezzi e i tesori ci arrivano dal Censimento della Vita Marina. E arriva il suo anno di gloria, che verrà inaugurato in ottobre. Rimanete sintonizzati per ulteriori informazioni. Ciò che trovo molto emozionante è che il Censimento della Vita Marina è andato oltre la marchiatura dei predatori del Pacifico. Si è inoltrato nella zona mediana delle colonne d'acqua inesplorate dove ha trovato creature come questo cetriolo di mare volante. E fortunatamente, come IUCN, siamo riusciti a fare squadra con il Censimento della Vita Marina, e con molti dei loro scienziati per cercare di far arrivare molto di questo materiale a chi fa le regole. Ora abbiamo il sostegno dei governi alle spalle. E abbiamo divulgato tali informazioni con seminari tecnici. E la cosa emozionante è che abbiamo dati sufficienti a procedere per proteggere alcune di queste importanti zone della speranza. Allo stesso tempo diciamo: "Sì, abbiamo bisogno di più. Dobbiamo andare avanti".

Ma molti di voi hanno detto: se ottenete la protezione di queste zone marine, o norme ragionevoli per gestire l'industria ittica in acque internazionali, come riuscirete a farle rispettare? Il che mi porta alla mia seconda passione oltre alle scienze marine, che è la tecnologia spaziale. Volevo diventare un'astronauta, e per questo ho seguito costantemente le tecnologie disponibili per monitorare la Terra dallo spazio - e abbiamo mezzi incredibili come quelli di cui ci hanno parlato per poter seguire le specie marcate durante il loro ciclo vitale in mare aperto. Possiamo anche marcare e seguire le tracce dei pescherecci. Molti a bordo hanno già dei trasmettitori che ci permettono di sapere dove si trovano e persino cosa fanno. Ma non tutti ne sono forniti al momento. Non ci vuole troppa scienza infusa per creare delle leggi di autorizzazione. Se hai il priviliegio di poter accedere a risorse in acque internazionali dobbiamo sapere - qualcuno deve sapere - dove ti trovi e cosa stai facendo.

Questo mi porta al messaggio da lasciare con voi: possiamo evitare una tragedia per i beni comuni. Possiamo fermare la rotta di collisione del 50% del pianeta con le acque internazionali. Ma dobbiamo pensare su larga scala, globalmente. Dobbiamo cambiare il modo in cui gestiamo quelle risorse. Abbiamo bisogno di nuovi paradigmi di attenzione e di rispetto. E, al contempo, dobbiamo pensare localmente, e ciò è la gioia e la meraviglia del desiderio di Sylvia, di mettere in luce le zone della speranza in molte di queste aree finora sconosciute, e di portare al tavolo la gente - se permettete - perché si senta finalmente parte di questa comunità che ha un interesse reale nella loro gestione futura. Terzo, dobbiamo considerare una gestione del bacino oceanico. Alcune specie si trovano nel bacino oceanico. Molte comunità delle profondità marine hanno una distribuzione genetica che si estende nel bacino oceanico. Dobbiamo comprendere, ma dobbiamo anche gestire e proteggere. E per poterlo fare sono necessarie normative per la gestione del bacino oceanico. Noi abbiamo norme per la gestione regionale all'interno della zona economica esclusiva, ma dobbiamo metterle su larga scala, aumentarne la capacità, come negli Oceani Australi dove hanno le due industrie ittiche ramificate e un'organizzazione per proteggere l'ambiente.

Con questo, vorrei ringraziare e onorare di cuore Sylvia Earle per il suo desiderio, che sta contribuendo a dare un volto alle acque internazionali e alle profondità marine al di là delle giurisdizioni nazionali. Sta aiutando a formare un'incredibile squadra di persone di talento che cercano di risolvere e di approfondire questi problemi che hanno creato ostacoli alla gestione e all'uso razionale di questa zona che, una volta, era tanto distante e remota.

Con questo viaggio spero di avervi offerto una nuova prospettiva sulle acque internazionali, mostrandovi che anche loro sono casa nostra, e che dobbiamo lavorare insieme se vogliamo creare un futuro sostenibile per tutti i nostri oceani.

Grazie

(Applausi)

Trovi tutti i link ai post "TED Talks" già pubblicati qui sotto :

Elizabeth Gilbert sul genio

Il Cervello in tempo reale: C.deCharms

Al Gore sulle recenti modificazioni climatiche

Matthieu Ricard e l'abitudine alla felicità

Hans Rosling: I dati cambiano la Mentalità

Rebecca Saxe: Come si forma il giudizio morale

Jill Bolte Taylor: Racconto di un Ictus in diretta

Pranav Mistry: Nuove Tecnologie Sesto-Senso

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10° Hans Rosling: Ascesa Asiatica come e quando

11° Rob Hopkins: Verso un Mondo senza Petrolio

12° Jamie Oliver: Educazione al Cibo per i Bambini

13° Bertrand Piccard: Avventura a Energia Solare

14° Dan Barber: Mi sono innamorato di un pesce

15° Aimee Mullins: L'opportunità delle avversità

16° Dan Buettner: Come vivere fino a 100 anni

17° Eric Topol: Il futuro senza fili della Medicina

18° James Randi demolisce le Frodi Paranormali

19° Richard Sears: Pianificare la fine del petrolio

20° Si può "affamare" il cancro con la dieta ?

21° Helen Fisher: Perché amiamo e tradiamo

22° Tan Le: Cuffia per leggere le onde cerebrali

23° J.Assange: Il mondo ha bisogno di Wikileaks

24° Hans Rosling: Cresce la popolazione globale

25° Derek Sivers: Tenetevi per voi i vostri obiettivi

26° C. Anderson: I Video stimolano l'Innovazione

27° Stefano Mancuso: L'intelligenza delle piante

28° Steven Johnson: Da dove provengono le Idee

29° Brian Skerry: Splendore e Orrore degli Oceani

30° TED Talks - Kristina Gjerde: Leggi Acque Internazionali

31° Marcel Dicke: Mangiare insetti: perché no ?

32° Amber Case: Siamo diventati tutti dei Cyborg

33° Hanna Rosin: I dati sull'ascesa delle Donne

34° N. Hertz: Quando non dare ascolto agli esperti

35° Patricia Kuhl: il Genio linguistico dei Bambini


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