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TED Talks - Steven Johnson: Da dove provengono le Idee

26.10.10

  10:03:58, da Alex   , 3392 parole  
Categorie: Servizi, Video, Ricerca

TED Talks - Steven Johnson: Da dove provengono le Idee

Spesso attribuiamo le nostre idee a intuizioni isolate tipo " Eureka ! ", ma lo scrittore e ricercatore interdisciplinare Steven Johnson ci mostra come la storia racconti una verità diversa.

In questa interessante presentazione tenuta al recente TED, nel suo affascinante tour Johnson ci porta dai "network liquidi" delle prime caffetterie londinesi alla lunga e lenta intuizione di Darwin fino alla reti ultra-veloci di oggi.

Da non perdere al finale della presentazione [ minuto 12:17 ] l'incredibile storia vera di come é stato inventato il GPS, un esempio di innovazione intuitiva e di come questa avvenga nei modi piú improbabili: E' l'ottobre del 1957, e lo Sputnik è appena stato lanciato, siamo a Laurel, Maryland, nel laboratorio di fisica applicata associato alla John Hopkins University...

TED Talks - Steven Johnson: Da dove provengono le buone idee
(con sottotitoli in Italiano)

Trascrizione integrale del testo
Solo qualche minuto fa, ho scattato questa foto a circa 10 isolati da qui. Questo è il Grand Cafe, qui a Oxford. Ho scattato questa foto perché si tratta della prima caffetteria aperta in Inghilterra, nel 1650. E' il suo motivo di vanto. Volevo mostrarvela, non perché voglio farvi fare il tour delle caffetterie più in voga della vecchia Inghilterra, ma piuttosto perché le caffetterie inglesi sono state cruciali per lo sviluppo e la diffusione di uno dei grandi fermenti intellettuali degli ultimi 500 anni, che ora chiamiamo Illuminismo.

delle caffetterie è stato tale nella nascita dell'Illuminismo, in parte grazie a ciò che la gente vi beveva. Questo perché, prima della diffusione del caffè e del tè nella cultura britannica, la gente beveva -- ricchi e poveri -- ogni giorno, a tutte le ore, alcol. Gli alcolici andavano bene in ogni momento. Un po' di birra a colazione, un goccio di vino a pranzo, un bicchierino di gin -- in particolare nel 1650 -- un altro po' di vino e birra a fine giornata. Era la scelta più sana, certo, perché l'acqua non era sicura da bere. Così, infatti, fino all'arrivo delle caffetterie, l'intera popolazione era quotidianamente sbronza. Potete immaginare l'effetto a livello personale, giusto? e qualcuno di voi lo sa per certo -- se trascorreste le giornate a bere, e poi passaste da un depressore a uno stimolante nella vostra vita, avreste idee migliori. Sareste più acuti e attenti. Non è quindi casuale l'esplosione di innovazione avvenuta quando l'Inghilterra passò a bere tè e caffè.

Ma l'altro motivo che rende le caffetterie importanti è l'architettura degli spazi. Si trattava di spazi dove la gente si riuniva proveniente da contesti diversi, diversi ambiti di conoscenza, per condividere. Si trattava di spazi dove, come disse Matt Ridley, le idee potevano accoppiarsi. Era il loro letto matrimoniale, in un certo senso. Era dove le idee si incontravano. Un numero incredibile di innovazioni nate in questo periodo hanno una caffetteria da qualche parte nella loro storia.

Ho passato un sacco di tempo a pensare a questi luoghi negli ultimi 5 anni, perché mi sono posto questa missione di investigare la questione di dove provengono le buone idee. Quali sono gli ambienti che portano a livelli atipici di innovazione, livelli non comuni di creatività? Quali variabili ambientali -- quali luoghi promuovono la creatività? Ciò che ho fatto è stato guardare sia gli spazi come le caffetterie, sia gli spazi multimediali come il World Wide Web, che sono stati straordinariamente innovativi; ho ripercorso la storia delle prime città; ho persino indagato sugli ambienti biologici, come le barriere coralline e le foreste pluviali, che mostrano livelli altissimi di innovazione biologica; e sono andato alla ricerca degli elementi in comune, dei comportamenti che si ripropongono ogni volta in questi ambienti. Vi sono forse schemi ricorrenti da cui possiamo imparare, che possiamo acquisire e applicare alle nostre vite, alle nostre istituzioni, o ai nostri ambienti per renderli più creativi e innovativi? Io credo di averne trovati alcuni.

Ma il modo per venirne a capo e capire veramente questi principi è quello di lasciar perdere alcuni dei modi con cui le nostre tradizionali metafore e linguaggio ci guidano verso certi aspetti della nascita delle idee. Abbiamo un lessico ricchissimo per descrivere momenti d'ispirazione. Abbiamo il lampo dell'insight, il colpo di genio, abbiamo le epifanie, e i momenti "Eureka!", abbiamo la lampadina che si accende, giusto? Ognuno di questi concetti, per quanto retoricamente brillanti, condividono il seguente presupposto, cioè che un'idea è una cosa singola, qualcosa che capita, spesso in un momento di meravigliosa illuminazione.

In realtà, direi piuttosto, e voi dovreste iniziare ad accettarlo, è che un'idea è un network al livello più elementare. Cioè, ecco cosa avviene dentro il vostro cervello. Un'idea, una nuova idea, è una nuova rete di neuroni che sparano in sincronia nel cervello. E' una configurazione nuova, che non si era mai formata prima. E la mia domanda è: come possiamo procurare al nostro cervello ambienti in cui queste nuove reti hanno maggiori probabilità di formarsi? Risulta che i tipi di network del mondo esterno riproducono largamente i circuiti del mondo interno al cervello umano.

La metafora che mi piace proporre la prendo dalla storia di una grande idea, abbastanza recente -- molto più recente del 1650. Un tizio straordinario di nome Timothy Prestero, che possiede un'azienda... un'organizzazione chiamata "Design che Conta". Hanno deciso di affrontare questo grandissimo problema, sapete -- il terribile problema della mortalità infantile nei paesi in via di sviluppo. Una delle cose veramente frustranti a proposito è che sappiamo che, installando incubatrici moderne per neonati in tali contesti, se riuscissimo, semplicemente, a tenere al caldo i neonati prematuri, potremmo dimezzare le percentuali di mortalità infantile in quei paesi. Quindi, la tecnologia c'è. E' uno standard nel mondo industrializzato. Il problema è, se compri un'incubatrice da $ 40.000, e la spedisci in un villaggio in Africa, funzionerà alla grande per uno, due anni, poi qualcosa andrà storto e si romperà, e rimarrà rotta per sempre, perché manca l'intera rete di pezzi di ricambio, e mancano i tecnici specializzati in sito per riparare tale unità da $ 40.000. Alla fine si ha il problema di un sacco di soldi spesi per portare aiuto e tecnologie avanzate in questi paesi, che alla fine risultano inutili.

Ciò che Prestero e colleghi hanno deciso di fare è stato di guardare in giro: quali risorse abbondano in questi contesti in via di sviluppo? La gente non dispone di registratori DVD, né di forni a microonde, ma se la cavavano molto bene nel mantenere in funzione le vetture. C'è un SUV Toyota che circola in ognuno di questi posti. Sembra che abbiano le competenze per mantenere in funzione le automobili. Hanno quindi pensato, "Sarebbe possibile costruire un'incubatrice fatta interamente di parti di automobile"? E questo è ciò che sono riusciti a fare. Si chiama dispositivo neocultore. Da fuori, sembra un normale apparecchietto che trovereste in un moderno ospedale occidentale. Dentro, sono tutte parti di automobile. Ha una ventola, fari per riscaldare, segnalatori acustici di portiera come allarme. E' alimentato dalla batteria di una macchina. Bastano solo i pezzi di ricambio della tua Toyota e l'abilità di riparare un fanale, e l'aparecchio si può riparare. Ora, questa è una bellissima idea, ma intendo dire che questa è un'ottima metafora per capire come arrivano le idee. Ci piace pensare che le nostre idee brillanti siano come un'incubatrice nuova di zecca da $40.000, lo stato dell'arte della tecnologia, ma ben più spesso, sono assemblate con qualunque cosa sia disponibile nelle vicinanze.

Prendiamo idee dagli altri, da gente da cui abbiamo imparato, da gente incontrata al bar, e le cuciamo insieme dando loro nuova forma, creando qualcosa di nuovo. E' lì che si ha veramente l'innovazione. Ciò significa che dobbiamo cambiare alcuni dei nostri modelli di concezione dell'innovazione e del pensiero produttivo, ok? Questo è un modo per farlo. Un altro è quello di Newton e la mela, quando Newton era a Cambridge. Questa è una sua statua a Oxford. Te ne stai lì seduto a riflettere, e la mela cade dall'albero, ed ecco la teoria della gravità. Invece, gli spazi che storicamente hanno portato all'inovazione tendono a somigliare più a questo, ok? Questo è il famoso dipinto di Hogarth di una consulta politica in osteria, che è esattamente come si presentavano le caffetterie a quell'epoca. Questo è il tipo di ambiente caotico dove le idee potevano incontrarsi, dove le persone potevano avere nuove, interessanti e imprevedibili collisioni -- proveniendo da ambiti diversi. Quindi, se stiamo cercando di costruire istituzioni più innovative, dobbiamo costruire spazi che, stranamente, assomigliano di più a questo. Ecco come dovrebbe apparire il vostro ufficio, è parte del mio messaggio stasera.

Una delle difficoltà incontrate è che le persone in realtà -- quando si studiano queste cose -- sono notoriamente poco attendibili, nel riportare il dove le proprie buone idee hanno avuto luogo, o la storia della loro nascita. Qualche anno fa, un ottimo ricercatore chiamato Kevin Dunbar decise di aggirare l'ostacolo e adottare un approccio tipo Grande Fratello per scoprire da dove provenissero le buone idee. Frequentò una serie di laboratori sperimentali in giro per il mondo e filmò ognuno mentre svolgeva ogni singolo aspetto del proprio lavoro. Quindi mentre sedevano di fronte al microscopio, mentre parlavano con un collega alla colonnina dell'acqua, cose così. E registrò ognuna di queste conversazioni cercando di individuare dove erano saltate fuori le idee migliori, dove erano nate. Quando pensiamo alla classica figura dello scienziato in laboratorio, ce la immaginiamo -- sapete, chino sul microscopio, e poi vedono qualcosa nel tessuto osservato. E.. "Eureka!" Arriva l'idea.

Ciò che Dunbar in realtà scoprì, osservando le registrazioni è che, invece, quasi tutte le idee di rilievo non nascevano isolate in laboratorio, davanti al microscopio. Nascevano al tavolo delle conferenze alla riunione settimanale del laboratorio, in cui tutti si incontravano e condividevano gli ultimi dati e scoperte, spesso mentre la gente esponeva cosa non tornava, l'errore, l'interferenza dietro il segnale che stavano scoprendo. Riguardo all'ambiente -- ho iniziato a chiamarlo il "network liquido", in cui confluiscono moltissime idee diverse, diversi ambiti di ricerca, diversi interessi, che si urtano e rimbalzano l'uno sull'altro -- è questo quindi l'ambiente che porta all'innovazione.

Un'altra difficoltà che le persone incontrano sta nella tendenza a condensare le proprie storie di innovazione in lassi di tempo più brevi. Desiderano raccontare la storia di quel momento "Eureka!" Desiderano dire, "Ero lì, in piedi, e all'improvviso tutto divenne chiaro nella mia mente". Ma in realtà, se si torna indietro a rivedere il percorso storico, si scopre che moltissime idee importanti hanno avuto periodi molto lunghi di gestazione. Questo l'ho chiamato la "intuizione lenta". Recentemente si è molto sentito parlare di intuizione e istinto e di momenti subitanei di illuminazione, ma in realtà, molte grandi idee permangono, a volte per decenni, in un angolino della mente della gente. Hanno come la sensazione che vi sia una questione interessante, ma non hanno ancora gli strumenti per svelarla. Passano il tempo a lavorare su certi problemi, ma c'è qualcos'altro in sottofondo di interessante, che non riescono a risolvere.

Il caso di Darwin è un ottimo esempio. Egli stesso, nella sua autobiografia, ci racconta la storia dell'intuizione della selezione naturale come il classico momento "Eureka!". E' nel suo studio, è l'ottobre del 1838, e sta leggendo Malthus, un saggio sulla popolazione. All'improvviso, le basi dell'algoritmo della selezione naturale si materializzano nella sua mente, e dice "Finalmente, avevo una teoria su cui lavorare". Questa è la sua autobiografia. Una o due decadi fa, il brillante accademico Howard Gruber tornò sull'argomento e studiò i quaderni di Darwin di quel periodo. Darwin aveva quaderni fitti di annotazioni in cui esponeva ogni singola idea, ogni piccola intuizione. Gruber scoprì che Darwin aveva già l'intera teoria della selezione naturale da molti mesi prima della sua presunta epifania, leggendo Malthus nell'ottobre del 1838. Vi sono passaggi in cui leggendo, si ha l'impressione di avere davanti un manuale sul darwinismo, e ciò risale a un periodo precedente tale epifania. Si capisce quindi che Darwin, in un certo senso, aveva l'idea, aveva il concetto ma non era ancora capace di mettere il tutto insieme. Ed è così che spesso nascono le grandi idee; rimangono sfuocate per lunghi periodi di tempo.

Ora, la sfida per ognuno di noi è: come facciamo a creare ambienti che permettano a queste idee di maturare più rapidamente? Non è semplice andare dal proprio capo e dire "Ho un'ottima idea per la nostra organizzazione aziendale. Ci sarà molto utile nel 2020. Posso avere un po' di tempo per dedicarmi a questo"? Ora un paio di compagnie, come Google, dedicano del tempo libero all'innovazione, circa il 20% del tempo, che, in certo senso, è un sistema per coltivare le intuizioni all'interno di una organizzazione. E' un elemento chiave. L'astro aspetto è quello di permettere a tali intuizioni di connettersi a quelle di altre persone; così avviene di solito. Tu hai una mezza idea, un altro ha l'altra mezza, e se siete nell'ambiente giusto, diventano qualcosa più grande della somma delle loro parti. Quindi, in un certo senso, parliamo spesso dell'importanza di proteggere la proprietà intellettuale, sapete, alzando barriere, laboratori segreti di ricerca e sviluppo, brevettando ogni cosa, in modo che tali idee rimangano profittevoli, incentivando così la gente ad avere sempre nuove idee, e innovando infine la cultura. Io ritengo però che sia il caso di investire almeno la stessa quantità di tempo, se non di più, nella direzione di connettere le idee e non soltanto di proteggerle.

Vi lascio con questa storia, che secondo me cattura molti di questi valori, ed è un meraviglioso esempio di storia di innovazione, e di come avvenga in modi improbabili. E' l'ottobre del 1957, e lo Sputnik è appena stato lanciato, e siamo a Laurel, Maryland, nel laboratorio di fisica applicata associato alla John Hopkins University. E' un lunedì mattina, e si è appena diffusa la notizia di questo satellite che ora gira attorno al pianeta. E certo, siamo nel paradiso dei cervelloni, giusto? Ci sono tutti questi strambi fisici che pensano, "Oddio! E' incredibile. Non ci posso credere". E due di loro, due ricercatori poco più che ventenni del laboratorio sono al tavolo della mensa a chiacchierare con degli altri colleghi. Questi due tizi si chiamano Guier e Weiffenbach. Parlano, e uno dei due dice, "Ei, c'è qualcuno che ha cercato di ascoltare i segnali di questo coso"? Capite, lassù nello spazio c'è questo satellite fabbricato dall'uomo che chiaramente trasmette un qualche tipo di segnale. Forse potremmo ascoltarlo, se ci sintonizzassimo". E così chiedono in giro a un paio di colleghi, e tutti rispondono "No, non ci avevo pensato... E' una bella idea".

Risulta che Weiffenbach è una specie di esperto nella ricezione di microonde, e ha, nel suo ufficio, una piccola unità di ricezione collegata a un amplificatore. Così Guier e Weiffenbach tornano in ufficio da Weiffenbach, e iniziano a giocarci -- oggi diremo, a fare un po' di hacking. Dopo un paio d'ore, iniziano veramente a ricevere il segnale, perché i sovietici avevano reso lo Sputnik molto semplice da rintracciare. Era esattamente a 20 MHz, così da poterlo trovare facilmente, perché temevano che la gente pensasse si trattasse di una bufala. Lo resero quindi facilissimo da individuare.

E quindi questi due tizi sono lì seduti ad ascoltare il segnale, e la gente inizia a venire in ufficio e a dire, "Wow, che figata. Fammelo sentire. Grandioso". E subito dopo, pensano "Ma questa è una cosa storica. Forse siamo le prime persone negli USA ad ascoltare questo segnale. Dovremmo registrarlo". E così portano questo grosso, rozzo registratore analogico a cassette, e iniziano a registrare tutti questi blip, blip. E iniziano a segnare la data e l'ora di ciascun blip registrato. E pensano "Caspita, qui ci sono delle piccole variazioni di frequenza. Forse potremmo calcolare la velocità di orbita del satellite, se facciamo qualche calcolo considerando l'effetto Doppler. E ci giocano ancora un po', e ne parlano con qualche altro collega con altre specializzazioni. E dicono "Sai cosa? potremmo forse analizzare l'inclinazione dell'effetto Doppler per calcolare i punti in cui il satellite è più vicino alle nostre antenne e i punti in cui è più lontano. Che figo"!

Ottengono così il permesso -- è un progetto parallelo che nulla ha a che fare con il loro lavoro ufficiale. Ottengono il permesso di utilizzare il nuovo, sapete, computer UNIVAC grosso come una stanza, appena arrivato in laboratorio. Macinano ancora un po' di dati, e alla fine di 3-4 settimane, risulta che hanno mappato la traiettoria precisa del satellite intorno alla Terra, partendo dal semplice ascolto di quel piccolo segnale, e da quella piccola intuizione che avevano deciso di seguire quella mattina a pranzo.

Un paio di settimane dopo, il loro capo, Frank McClure, li convoca in ufficio e dice, "Ragazzi, vi devo chiedere una cosa riguardo a questo progetto su cui state lavorando. Avete individuato una posizione ignota di un satellite in orbita attorno al pianeta partendo da una posizione nota sulla terra. Riuscireste a fare il contrario? Sarebbe possibile individuare una posizione ignota sulla terra, conoscendo la posizione del satellite?" Ci pensano un'attimo e dicono "Beh, credo di sì. Proviamo a fare dei calcoli". Vanno in ufficio e ci pensano. Poi tornano e dicono, "In verità, sarebbe ancora più semplice". E il capo, "Ok, grandioso. Perché vedete, ho questi nuovi sottomarini nucleari in costruzione. E' molto complesso stabilire come indirizzare i missili in modo che finiscano esattamente su Mosca, se non si sa dove si trova il sottomarino, in mezzo all'Oceano Pacifico. Stiamo pensando di lanciare in orbita alcuni satelliti e di usarli per rintracciare i nostri sommergibili e stabilire la loro esatta posizione in mezzo all'oceano. Potreste occuparvene voi?"

Ed è così che nasce il GPS. 30 anni dopo, Ronald Reagan lo mise a disposizione e lo rese una piattaforma aperta che chiunque poteva mettere a frutto per sviluppare nuove tecnologie, per creare e innovare basandosi su questa piattaforma aperta, resa disponibile a chiunque per farci qualsiasi cosa gli fosse venuto in mente. E ora, ve lo garantisco, metà di questa sala per certo, se non di più, ha, proprio ora, in tasca, un dispositivo che sta comunicando con uno di quei satelliti nello spazio. E scommetto che uno di voi, se non di più, ha utilizzato detto dispositivo e sistema satellitare per localizzare la più vicina caffetteria nell'ultimo -- (Risate) nell'ultimo giorno o settimana, giusto?

(Applausi)

E questo è, secondo me, un ottimo esempio, una grande lezione, sul potere... il meraviglioso, non pianificato, emergente, imprevedibile potere, dei sistemi innovativi aperti. Se fatti bene, saranno condotti in direzioni del tutto nuove rispetto a quelle immaginate dai loro creatori. Voglio dire, c'erano questi tizi che in pratica pensavano di seguire un'intuizione, una piccola nuova passione, poi hanno creduto di essere sul fronte della Guerra Fredda, alla fine risulta che stanno semplicemente aiutando qualcuno a trovare un cappuccino d'orzo.

(Risate)

E' così che arriva l'innovazione. La fortuna aiuta la mente connessa.

Grazie mille.

(Applauso)

Trovi tutti i link ai post "TED Talks" già pubblicati qui sotto :

Elizabeth Gilbert sul genio

Il Cervello in tempo reale: C.deCharms

Al Gore sulle recenti modificazioni climatiche

Matthieu Ricard e l'abitudine alla felicità

Hans Rosling: I dati cambiano la Mentalità

Rebecca Saxe: Come si forma il giudizio morale

Jill Bolte Taylor: Racconto di un Ictus in diretta

Pranav Mistry: Nuove Tecnologie Sesto-Senso

Ramachandran: I Neuroni plasmano la Civiltà

10° Hans Rosling: Ascesa Asiatica come e quando

11° Rob Hopkins: Verso un Mondo senza Petrolio

12° Jamie Oliver: Educazione al Cibo per i Bambini

13° Bertrand Piccard: Avventura a Energia Solare

14° Dan Barber: Mi sono innamorato di un pesce

15° Aimee Mullins: L'opportunità delle avversità

16° Dan Buettner: Come vivere fino a 100 anni

17° Eric Topol: Il futuro senza fili della Medicina

18° James Randi demolisce le Frodi Paranormali

19° Richard Sears: Pianificare la fine del petrolio

20° Si può "affamare" il cancro con la dieta ?

21° Helen Fisher: Perché amiamo e tradiamo

22° Tan Le: Cuffia per leggere le onde cerebrali

23° J.Assange: Il mondo ha bisogno di Wikileaks

24° Hans Rosling: Cresce la popolazione globale

25° Derek Sivers: Tenetevi per voi i vostri obiettivi

26° C. Anderson: I Video stimolano l'Innovazione

27° Stefano Mancuso: L'intelligenza delle piante

28° Steven Johnson: Da dove provengono le Idee

29° Brian Skerry: Splendore e Orrore degli Oceani

30° TED Talks - Kristina Gjerde: Leggi Acque Internazionali

31° Marcel Dicke: Mangiare insetti: perché no ?

32° Amber Case: Siamo diventati tutti dei Cyborg

33° Hanna Rosin: I dati sull'ascesa delle Donne

34° N. Hertz: Quando non dare ascolto agli esperti

35° Patricia Kuhl: il Genio linguistico dei Bambini


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